Museo Etnografico “‘l Zùf” a Vione

Il Museo Etnografico dell’Alta Valle Camonica ‘L ZUF viene aperto al pubblico nel 1987, grazie all’idea nata dal Maestro Dino Marino Tognali (1928-2014) di raccogliere, insieme ai suoi alunni, attrezzi agricoli e di uso quotidiano del passato. A seguito di svariate ricerche, la raccolta viene mostrata al pubblico presso i locali della Scuola Elementare di Vione. ‘L ZUF nel dialetto Vionese significa “Il Giogo”, lo strumento legato alla fatica del lavoro della terra. Nei successivi 30 anni, la vasta raccolta effettuata dal maestro e dai suoi collaboratori ha portato ad avere una collezione completa di migliaia di oggetti provenienti dall’intera Alta Valle Camonica. 

 

Il paese di Vione sorge su un poggio con vista sull’Alta Valle Camonica e sulla catena dell’Adamello. Gli agglomerati di case del capoluogo, come quelli delle frazioni di Canè e Stadolina, dalla storia millenaria, sono stati abitati da contadini, pastori, abili operai, incisori del legno. Il Museo si colloca in questo borgo di origine medievale, noto per i ritrovamenti di tombe longobarde, con un centro storico, un tempo fortificato, che conserva ancora manufatti rurali con elementi architettonici di rilievo quali i portali o le aperture arcuate delle logge.


L’organizzazione della comunità contadina-pastorale era strutturata, ancora una sessantina d’anni fa, su una  economia autarchica di sussistenza, in cui ogni famiglia era autosufficiente poiché traeva tutto quanto era indispensabile al vivere dai propri raccolti. L’allevamento del bestiame, la pratica dell’alpeggio, lo sfruttamento del bosco erano attività complementari. In ogni casa contadina non mancavano gli strumenti per coltivare, per allevare, per la preparazione e la cottura del pane, per la trasformazione del latte, per filare, per tessere, per aggiustare e riaggiustare ogni cosa. Vastissima e ricca è la collezione di questo Museo, una moltitudine di manufatti, di oggetti, di strumenti, di macchine, che si ripetono ma sono unici grazie alle sottili differenziazioni d’uso e di dettaglio che ne contraddistinguono la fattura. 


Il Museo si offre proprio come tentativo di ricomporre memorie e saperi per la salvaguardia e la valorizzazione di una cultura materiale posta su un labile confine tra domestico ed industriale,  evolutasi nel tempo lungo le traiettorie discontinue delle tecnologie moderne.

Si compone di dodici stanze tematiche poste su due livelli. Al piano inferiore nell’ampio corridoio di ingresso sono collocati gli strumenti musicali della banda Vionese sciolta negli anni ’80, e due imponenti pompe manuali utilizzate dai vigili del fuoco e di proprietà delle vicinie di Canè e Stadolina. Si passa quindi alla sala n. 1 dedicata agli scavi archeologici effettuati nella località “Tόr di Pagà” a quota 2236 m. sopra l’abitato di Vione con pannelli esplicativi e vetrine con i reperti trovati durante la campagna di scavi degli ultimi anni. La sala n. 2 è dedicata alla religiosità popolare, con stendardi, paramenti, lanterne per processioni, mortaretti, crepitacoli per la settimana santa, stampi per ostie ed oggetti sacri. Nella sala n. 3 è stata ricostruita una piccola scuola di montagna con vecchi banchi, la cattedra e le lavagne. Corredano l’ambiente documenti scolastici, quaderni, libri di lettura e sussidiari degli anni trenta dello scorso secolo, cartine geografiche e cartelle di legno. La grande sala n. 4 è caratterizzata dalla ricostruzione in scala reale di un mulino idraulico e di una fucina (quest’ultima in scala ridotta), Completano l’allestimento gli oggetti relativi alla lavorazione del grano (ventilabri, falci per la paglia, recipienti, misuratori, vagli e setacci, falcetti, una trebbiatrice elettrica usata nei paesi dell’alta Valle negli anni Quaranta dello scorso secolo, un attrezzo per tagliare la paglia ecc). Di particolare interesse storico, una cassa proveniente dal “Monte frumentario” (1700) nella quale si depositavano granaglie da prestare ai contadini bisognosi.

 Nel vano scala che conduce al piano superiore, in un ripiano di legno sono esposte le “priàle”, carri a strascico per il trasporto della legna, del fieno, dello strame e dei tronchi tagliati. Sulla parete sono appese numerose immagini provenienti dalla mostra fotografica “Il pane degli altri” relativa al fenomeno di emigrazione e spopolamento dei piccoli paesi di montagna. Nell’atrio sovrastante sono posizionate due massicce imballatrici da fieno manovrate a mano. Sul soppalco laterale è state ricavata la “sala degli orologi” dove sono ricostruito e funzionanti gli orologi da torre dei campanili di Vione Canè e Stadolina, uno dei quali addirittura del 1830. La sala n. 5 al piano superiore è dedicata alla trasformazione del legno. Il ciclo “La via del legno” propone gli strumenti del boscaiolo, del segantino che prepara le assi con seghe a telaio, del bottaio che, con zappette ricurve, costruisce i secchi, le brente per il latte, le fontane in legno, le botti, le scarpe con suole di legno (i cósp, i ciüpei). Degni di nota sono i numerosi scalpelli e oggetti per scolpire statue e altari usati dalla famiglia Petroboni (1785-1861). I ricchi lariceti e le abetaie hanno sempre prodotto legno da ardere e legname da opera. I tronchi tagliati, sramati e scortecciati venivano trasportati in paese con le “priàle”, squadrati a mano con le marangune e usati per le travature dei tetti coperti dalle scandole,assicelle tagliate da tronchi di larice e lavorate da mani esperte. Un tornio a pedale del 1800, due grosse mole per affilare e una collezione di pialle e piallette, di strumenti di misura, di trivelle, scalpelli e seghe, formano la dote del falegname. La sala n. 6 sala riguarda i lavori di un tempo: l’allevamento, l’agricoltura, la caccia, il calzolaio, il muratore. Sono esposti gli strumenti per la lavorazione della terra e per la falciatura, gli oggetti per la cacciagione e le trappole per gli animali, il banco del calzolaio con tutti i suoi attrezzi di lavoro, i vestimenti dei cavalli, gli attrezzi del muratore e molto altro. Nelle sale n. 8 sono state ricostruite due camere da letto (quella dei genitori e quella dei bambini) con i letti, gli armadi, i cassettoni, le culle, i cósp (scarpe con suola di legno per anziani e bambini), le monéghe e gli scaldaletti, la comoda, l’”andaröl”, le camice da notte e i mutandoni della nonna ecc.

Nella sala n. 8 sono esposti gli attrezzi usati nel “Ciclo della filatura” della lana, del lino e della canapa: forbici per tosare le pecore, mantello, cappello, bastoni, collari usati dal pastore. Numerose sono le gramole per sfibrare e maciullare le parti legnose, i pettini (spinacc) con denti di ferro per pulire le fibre e per l’estrazione dei semi, rocche e fusi, filarelli a ruota e pedale, telaietti per realizzare fettuccia di canapa (la nistola), cinture e bretelle; arnesi per cardare la lana dei materassi (le grat). Col filo di lana, dopo essere passato dal fuso all’aspo (asp), si prepara la matassa (la acia) che, lavata e tinta con essenze vegetali, si passava all’arcolaio (turnèl) per formare i gomitoli (gremisséi). Il lavoro era affidato alle donne che confezionavano calze, maglie, coperte del letto. I gomitoli di lino e di canapa venivano portati alla tessitrice (la tesadra) per la lavorazione di lenzuola, tovaglie, asciugamani, camicie, sacchi e teli per uso contadino.

Degno di nota è il grande telaio per la tessitura posto al centro della sala. La stanza n. 9 è dedicata al caseificio con la riproduzione di una “casèra” degli alpeggi con tutti gli occorrenti per la lavorazione del latte: brente, zangole rotanti e a pistone, sgabelli per la mungitura, la caldaia di rame appesa al braccio rotante (cigagnöla), le spannarole, gli stampi da burro, i frangicagliata (tris), le forme per il formaggio, misure per il latte e secchielli. Una parte della sala espositiva è dedicata anche all’uccisione e alla trasformazione del maiale. La sala n. 10 rappresenta la “cucina di una volta” con il focolare, la cappa, le catene di ferro per sostenere le pentole, le credenze e le piattaie con decine di minuti utensili, il lavandino in pietra e molto altro. In uno scaffale sono esposte lampade, ferri da stiro a carbone, macinini da caffè, pestelli, taglieri, bilance, scaldaletti e brusì. Qui sono pure collocati gli utensili per la panificazione: la madia con gli scomparti, ciotole di legno per la preparazione del lievito, assi per appoggiare le forme di pane di segale, pale per infornare ed il forno. Nell’ampio corridoio che unisce le varie stanze sono collocati, gli aratri, i gioghi, i gerli, le portantine  e tutte le attrezzature per i trasporti in montagna (carri, slitte, barelle, gerle e vecchi sci).

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